È arrivata l’ora di aprire. Storia di un agriturismo in Sardegna.

Storia di un agriturismo in SardegnaUltima parte di questo mini racconto di tre puntate sulla mia esperienza di costruzione e gestione di un agriturismo in Sardegna. Era il 2011, dopo anni di sola azienda agricola, dopo un lungo anno di cantiere arrivò il giorno dell’apertura.

La data scelta era di quelle importanti: la Pasqua, che solitamente indica l’inizio della stagione turistica in particolare per gli agriturismi.

Nulla mi sembrava in ordine, tutto mi appariva ancora incompleto e le mie incertezze erano tante, piccole e grandi. Cristian ovviamente no, stabile come una roccia (all’apparenza), sembrava avere un atteggiamento del tipo: beh vediamo che succede, abbiamo fatto il possibile, prima o poi bisogna ben iniziare!

Nei mesi precedenti mi ero tuffata nella promozione su web dell’agriturismo, un luogo che ancora non esisteva. Ho creato atmosfere, descrizioni e servizi, che nessuno in realtà aveva ancora provato. Il mio fantasticare avrebbe trovato corrispondenze nella realtà?

Certo avevamo i nostri prodotti, fatto pranzi di prova, studiato menu e assaggiato vini. I profumi e i gusti mi sembravano quelli giusti per iniziare, ma le stanze nuove, pulite e inabitate mi apparivano ancora irreali, finte. Solo i viaggiatori avrebbero potuto animarle.

Nel fine settimana della Pasqua saremmo stati al completo sia al ristorante e sia con le camere, insomma, una partenza in piena regola. I primi ospiti sarebbero stati tutti sardi di Cagliari e Sassari principalmente, e questo fatto mi metteva ancora più in agitazione, saremmo stati giudicati proprio da chi in questa terra ci è nato. Unici ospiti stranieri una coppia inglese che si sarebbe fermata per un’intera settimana.

Mi ero preparata il mio discorsetto sugli orari della colazione, i menu previsti, sulle spiagge da raggiungere e controllavo, devo dire ossessivamente, se c’erano resti di materiale da cantiere nelle zone esterne o polvere sulle superfici nel ristorante. Insomma, mentre attendevo i primi ospiti, ero letteralmente sull’orlo di una crisi di nervi.

Fu proprio la coppia inglese a varcare per prima la soglia dell’agriturismo. Non potrò mai sapere l’effetto che fece su di loro il mio sorriso tiratissimo e le mani tremolanti nel richiedere i passaporti per il check in.

Di certo so che non sentirono il mio discorsetto preparato nel dettaglio, perché mi spiazzarono subito con una domanda secca dopo i “benvenuti” iniziali. La domanda fu: dove possiamo fare una bella passeggiata a piedi partendo da qui? Abbassai lo sguardo imbarazzata, non avevo la risposta giusta per loro e per non rimanere impalata a guardare il pavimento, mi inerpicai in descrizioni senza senso su stradine, svolte e deviazioni che conoscevo poco della campagna circostante.

Quello che in particolare questa coppia di viaggiatori desiderava, era una mappa dei sentieri – stile percorsi del C.A.I per capirci – con durata, tipo di percorso e segnaletica adeguata; tutt’oggi in Gallura non esiste questa modalità di vivere il territorio.

Quella coppia mi guardò perplessa… e io quel giorno imparai una bella lezione.

Per fare bene il tuo lavoro, devi guardare negli occhi chi hai di fronte, conversare e cercare di intuire cosa desidera sperimentare durante la permanenza. I servizi di base ci devono essere: una certa cura nella pulizia, corrispondenza fra ciò che descrivi e ciò che le persone trovano quando arrivano, cortesia e discrezione sempre, ma ciò che fa la differenza e che credo faccia sentire gli ospiti veramente accolti, è capire se possiedi le parole e le informazioni giuste per chi ti ascolta. Se in quel momento non le possiedi è meglio tacere.

Sembra scontato dire che le persone sono tutte diverse, sopratutto se provengono da altri paesi hanno immaginari e desideri rispetto la propria vacanza spesso completamente differenti dai nostri. È scontato certo, ma tenerlo a mente è la chiave di volta per scoprire che puoi parlare con tutti e conoscere infiniti mondi standotene a casa tua. Questo è il bello del lavoro!

Importante è non essere così presuntuosi da pensare che solo tu conosci il territorio – a volte ci sono viaggiatori preparatissimi -, che solo tu sai passare la giornata perfetta in Gallura – ma perfetta per chi? – o peggio ancora che il tuo compito sia circoscritto a vendere una stanza e servire un pasto.

Passata l’incertezza dei primi tempi è arrivata l’allegria, la voglia di raccontarsi, la tranquillità di rivelare luoghi, vicende ed atmosfere e farsi narrare dagli ospiti cosa hanno fatto, visto e provato in Gallura.

PS: a proposito con i sardi andò tutto molto bene, chiacchiere e divertimento!! Per fortuna 🙂

 

Aggiornamento 2017: quest’anno, dopo dieci anni di duro lavoro, tante soddisfazioni e la crescita della nostra famiglia, abbiamo deciso di intraprendere nuove avventure. L’agriturismo è stato venduto e noi continuiamo a vivere in Gallura con nuovi progetti sempre legati al turismo… seguiranno aggiornamenti 🙂

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